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Quaresima – Terza Domenica

Terza Domenica di Quaresima

3 quaresima«Tutto inizia dalla domanda di Gesù: “Dammi da bere” (cf. Gv 4,5-7). Sembra a prima vista una semplice richiesta di un po’ d’acqua, in un mezzogiorno assolato. In realtà, con questa domanda rivolta per di più a una donna samaritana Gesù avvia nella sua interlocutrice un cammino interiore che fa emergere in lei il desiderio di qualcosa di più profondo». È vero, come scrive Sant’Agostino, che «Colui che domandava da bere, aveva sete della fede di quella donna» (Commento al Vangelo di Giovanni  XV,11).
Il vangelo ci introduce in un itinerario che ci porta a scoprire, in compagnia della donna di Samaria, l’acqua viva che estingue la sete per sempre. Lungo questo cammino che coinvolge tutti i credenti si realizza il passaggio da una fede personale alla fede testimoniale, tanto che la stessa Samaritana diviene testimone di Gesù il quale le aveva rivelato la sua identità messianica dicendole: «Sono io che ti parlo» (4,26). Dal dialogo e dall’ascolto della sua parola prende vita la conoscenza di Gesù. La fede, infatti, nasce dall’ascolto, e la fede della donna del vangelo è generata nell’incontro con Colui che le si è fatto incontro. Così come è avvenuto per la Samaritana al pozzo di Giacobbe, nel medesimo modo per ogni uomo chiamato alla fede, nel fonte battesimale ha inizio il cammino che conduce alla vita. È ancora Agostino che scrive: «Così era Gesù, debole e stanco per il cammino. Il suo cammino è la carne che per noi ha assunto. Perché, come potrebbe muoversi colui che è dovunque e che da nessuna parte è assente?
Se va, se viene, se viene a noi, è perché ha assunto la forma della carne visibile. Poiché dunque si è degnato di venire a noi apparendo in forma di servo per la carne assunta, questa stessa carne assunta è il suo cammino. Perciò stanco per il cammino, che altro significa se non affaticato nella carne?
Gesù è debole nella carne, ma tu non devi essere debole; dalla debolezza di lui devi attingere la forza, perché la debolezza di Dio è più forte degli uomini (1Cor 1,25)» (Commento al Vangelo di Giovanni XV,7). La sua debolezza è la forza della Chiesa della quale la Samaritana è figura, così come lo è, in definitiva, dell’umanità intera nella sua inarrestabile ricerca della verità.